La Leishmaniosi
La Leishmaniosi Canina è una malattia parassitaria causata da Leishmania infantum, un
protozoo trasmesso dalla femmina di un insetto vettore, il flebotomo, nel cui intestino
per un periodo variabile da 4 a 25 giorni, il parassita si moltiplica trasformandosi in una
forma flagellata chiamata promastigote. Il promastigote viene iniettato nell’ospite
quando il flebotomo lo punge per nutrirsi del suo sangue. A livello della ferita i
promastigoti vengono catturati dalle cellule di difesa, i macrofagi, al cui interno si
trasformano in amastigoti e, per mezzo di queste cellule infette, raggiungono i diversi
tessuti. Nella disseminazione sistemica del parassita gioca un ruolo fondamentale il tipo
e l’efficacia della risposta immunitaria dell’ospite. La forma clinica dipende dall’organo
colpito, i segni clinici possono presentarsi in diverse combinazioni e possono cambiare
durante l’evoluzione della malattia.
LA DIFFUSIONE NEL NOSTRO PAESE
La zona endemica di Leishmania infantum è rappresentato da tutto il bacino del
Mediterraneo; il flebotomo ha un’attività crepuscolare e notturna, dalla tarda primavera
all’autunno inoltrato. Nell’ultimo decennio si è verificato un cambiamento nella diffusione
dell’infezione che è andata di pari passo alle modificazioni climatiche che hanno interessato
il nostro Paese e non solo; nelle aree tipicamente endemiche si è riscontrato un
incremento dell’incidenza dell’infezione mentre nuovi focolai si sono verificati in regioni
un tempo indenni quali, ad esempio, la Lombardia, il Triveneto, la Valle d’Aosta e il
Trentino Alto Adige divenendo, pertanto, anche in Italia Settentrionale un problema
sanitario importante. La malattia può colpire anche l’uomo ma rappresenta un problema
sanitario solo in alcune aree del terzo mondo.
DIAGNOSI
La malattia può colpire tutte le razze ma vi è una certa predisposizione a sviluppare la
patologia, nel Boxer e nel Pastore Tedesco. Analogamente a quello che succede
nell’uomo, i soggetti maschi sono maggiormente predisposti. Dal punto di vista
anamnestico, è importante sapere dove ha soggiornato o viaggiato il cane
per conoscere se ha frequentato zone endemiche durante
le stagioni a rischio e se il proprietario ha adottato trattamenti
preventivi contro il flebotomo. La diagnosi si basa sull’esame clinico e specifici esami di
laboratorio. Questi includono l’identificazione diretta del parassita, metodi sierologici
indiretti e tecniche molecolari basate sull’impiego della PCR. Sfortunatamente non esiste
un test con sensibilità e specificità del 100%.
QUADRO CLINICO:
SINTOMI GENERALI
− Dimagrimento fino alla cachessia
− Ipotrofia muscolare
− Abbattimento del sensorio
− Mucose pallide
− Epistassi (sanguinamento dalle cavità nasali)
− Linfoadenomegalia (aumento di dimensione dei linfonodi esplorabili)
− Febbre
− Aumento di dimensione di fegato e milza
− Zoppie e tumefazioni articolari
LESIONI CUTANEE E OCULARI
− Dermatite desquamativa
− Ulcere soprattutto a livello di giunzioni muco cutanee ed estremità
− Onicopatie (crescita esagerata delle unghie che spesso appaiono deformate e fragili)
− Ipercheratosi naso-digitale
− Lesioni congiuntivali, corneali (cheratocongiuntivite)
− Uveiti
− Lesioni della sclera
INDAGINI DI LABORATORIO
E’ necessario eseguire esami di laboratorio quali: esame emocromocitometrico, biochimico
completo, protidogramma, esame delle urine con rapporto PU/CU (per quantificare
l’eventuale perdita di proteine con le urine). In funzione delle eventuali alterazioni
riscontrate si approfondisce l’iter diagnostico con ulteriori indagini:
SIEROLOGIA (RICERCA DEGLI ANTICORPI SPECIFICI)
La ricerca degli anticorpi specifici rimane un passo fondamentale nella diagnosi della
patologia. L’immunofluorescenza (IFA), è attualmente il test maggiormente impiegato.
Nel cane asintomatico permette di differenziare l’animale infetto da uno malato. In un
cane che presenta un titolo positivo ma molto basso occorre una attenta valutazione
degli esami di base emocromo/biochimico, elettroforesi, urine PU/CU, profilo
coagulativo, anticorpi antipiastrine. Se gli esami non presentano alterazioni evidenti
occorre ripetere il titolo dopo 30 giorni. Nel cane asintomatico con titolo molto basso
l’esame delle urine e la valutazione PU/CU hanno valore prognostico. Un cane malato
presenta un titolo quattro volte superiore il limite massimo segnalato dal laboratorio.
Poiché i laboratori spesso utilizzano titoli-soglia diversi è importante fare riferimento
sempre allo stesso laboratorio.
ESAME CITOLOGICO
Ha lo scopo di evidenziare la presenza della forma amastigote del parassita all’interno
dei macrofagi. Gli organi e i tessuti d’elezione per l’esame citologico sono molteplici:
− Lesioni cutanee nodulari e ulcerative: mediante ago-infissione, ago-aspirazione e
apposizione
− Linfonodi e midollo osseo in caso di linfoadenomegalia localizzata o generalizzata e
anemia
− Liquido sinoviale in caso di artrite con tumefazione articolare o il liquido
cefalorachidiano in caso di sintomi neurologici.
In assenza di lesioni da campionare, i tessuti dove il parassita può essere rilevato più
facilmente sono, in ordine decrescente, il midollo osseo, i linfonodi, la milza e il sangue.
In caso di risultato negativo, conservare il campione ed inviarlo al laboratorio per la
ricerca del genoma mediante PCR.
PCR
Tale metodica di laboratorio consente di amplificare le sequenze specifiche del genoma
di Leishmania; è un esame altamente sensibile e in grado di identificare piccolissime
quantità di DNA protozoario contenuto nel materiale biologico esaminato (in ordine
decrescente di sensibilità: midollo osseo, linfonodi, cute, congiuntiva, buffy coat, sangue
periferico). Il materiale da sottoporre a PCR deve essere preferibilmente fresco o
congelato, si sconsiglia la sua conservazione in formalina. Il vantaggio di tali metodiche
è la loro elevata sensibilità oltre alla precocità nella diagnosi in quanto il parassita è già
evidenziabile qualche settimana dopo l’infezione.
CLASSIFICAZIONE DEL PAZIENTE CON LEISHMANIA
1) CANE ESPOSTO
Sono cani clinicamente sani con test diagnostici cito-istologici, parassitologici e
molecolari (PCR) negativi ma con titoli anticorpali specifici (che non devono superare di
4 volte il limite superiore segnalato dal laboratorio di riferimento. Normalmente gli
“esposti” sono cani che hanno soggiornato in un’area endemica.
2) CANE INFETTO
Nel cane infetto è dimostrabile la presenza del parassita con metodi diretti, in assenza di
sintomi clinici.
3) CANE MALATO
Presenta sintomi clinici riferibili a Leishmaniosi e risulta positivo ad un metodo diretto
(citologia, PCR). Generalmente, soggetti malati hanno anche un titolo anticorpale
elevato (molto raramente può risultare normale o dubbio). È da definirsi malato anche il
soggetto che, pur in assenza di sintomi clinici rilevabili, presenta alterazioni
ematologiche, ematobiochimiche ed urinarie compatibili con la malattia in atto.
4) CANE GRAVEMENTE MALATO
Presenta il seguente grave quadro clinico:
− è refrattario alla terapia specifica
− è affetto da nefropatia proteinurica
− è affetto da insufficienza renale cronica
− è affetto da gravi patologie oculari
− è affetto da gravi patologie articolari
− è affetto da altre gravi patologie concomitanti